Collezione
I burattini
Nel loro teatro i Sarina non hanno una sola maschera rappresentativa o regionale. L’universalità del loro repertorio e la molteplicità dei personaggi costringono i Sarina ad assumere un gran numero di maschere: quelle della Commedia dell’Arte e della tradizione (Balanzone, Pantalone, Tartaglia, Arlecchino, Brighella, Colombina ecc. e Gioppino e tutta la sua famiglia) con l’esclusione di Pulcinella e Gianduja, una sfilza di maschere locali fra cui i lodigiani Pampalughino, Tascone e sua moglie Gigia, Rangognino.
La maschera “principe”, quella dall’esperienza più estesa a livello di massa dei Sarina, è senza dubbio Pampalughino (addirittura vediamo che a Voghera la maschera “Pampa” scalzerà il nome dello stesso Sarina). Pampalughino è una maschera lodigiana che Sarina eredita dal nonno Andrea e che sarà la sua maschera principale.
Il riferimento figurativo del burattino di Sarina è l’espressione di una certa area, quella lodigiana, che si può considerare di confine tra quella bergamasca, dove è caratteristica la grande testa dai tratti abbozzati, e quella emiliana-padana, che ha burattini più piccoli e caratterizzati.
Per le scenografie ed i costumi i Sarina si ispirarono con tutta probabilità alle varie pubblicazioni figurate che, particolarmente nell’Ottocento, riproducevano, adattandola ai gusti del tempo, l’iconografia cavalleresca rinascimentale, e che investì tutto il teatro di figura italiano.