Storia del museo
L’Atelier
Con questo Atelier, riallestito in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona e il Comune di Tortona nel 2018, l’Associazione corona il più sentito dei suoi sogni iniziali: quello di veder edificato in città un concreto e permanente omaggio al grande burattinaio protagonista, per un intero secolo, della vita sociale e culturale del tortonese e dell’Oltrepò pavese e un laboratorio didattico sulla costruzione di pupazzi e burattini diretto dal maestro Natale Panaro.
L’allestimento complessivo corrisponde ad un desiderio diffuso per molti anni tra molti ex spettatori e aiutanti di baracca del maestro burattinaio.
La famiglia Sarina
“Avvolto in un ampio mantello, residuo militare, che gli serve da “baracca” in quanto fuori dallo stesso fa sbucare il suo unico burattino, dà trattenimento alla gente…” Questa è l’immagine suggestiva del capostipite dei Sarina ANDREA e potrebbe essere l’inizio della storia della Compagnia Sarina. Andrea il capostipite nasce a Lodi nel 1828. Qui conosce in un’osteria un burattinaio che gli regala un burattino con il quale comincia a cimentarsi. In quegli anni Lodi è dominata dagli austriaci e Andrea fugge a Milano e partecipa alle Cinque Giornate.
Tornato a Lodi con il rientro degli austriaci viene catturato ed inviato in Stiria a fare il servizio militare. Quando ritorna, dopo moltissime peripezie, è senza lavoro ed inizia così la sua avventura col burattino avuto in regalo nelle piazze fra gli imbonitori e i ciarlatani. Diventa venditore ambulante e si muove per Lodi con un carretto, vende pentole, terrecotte, tazze, scope ecc. Questo suo girovagare sarà più avanti la caratteristica strutturale del suo teatro. Sposatosi con Maddalena Staffini ha due figli Antonio e Maria Giovanna.
La Compagnia Sarina si costituisce ufficialmente a Lodi nel 1858 e può avvalersi dell’aiuto di Maddalena e di Giovanna e più tardi anche di Antonio. La funzione di Maddalena sarà importantissima per la giovane compagnia. Ella assume il ruolo di guida economico – logistica e importante è per la storia il quadernetto “Libro delle memorie di Famiglia 1885” una sorta di diario tenuto regolarmente dalla donna.
Anche il fratello di Andrea, Angelo falegname e macchinista del Teatro Gaffurio di Lodi, lo aiuterà e incoraggerà nel percorso di burattinaio. Antonio entra nella Compagnia apportando alcune novità diventando egli stesso il vero artefice della costruzione dei burattini e della ideazione e creazione dei cartelli e dei fondali che realizza a mano. Con lui la Compagnia si rinnova Antonio investe in nuovi repertori. Diventa il più capace nella manipolazione.
La Compagnia successivamente si allargherà con l’ingresso di Adele Palamede che diventerà la moglie di Antonio nel 1882. Con questo matrimonio la compagnia lascerà Lodi e si trasferirà a Broni. La famiglia Palamede è molto nota a Broni. Raccoglie abili artigiani, musicisti, inventori che si dedicheranno successivamente all’elettricità. La loro attività principale è quella dei lattonieri e lavoratori del peltro e del rame. Creativi e ricchi di ingegno sperimentano nuove tecnologie costruendo ben presto lampade ad acetilene con le quali la famiglia Sarina arricchisce notevolmente gli spettacoli ponendosi così all’avanguardia rispetto alle altre compagnie di giro.
Adele è abile nel ricamo e prende subito le consegne dalla suocera Maddalena. Si prende cura del magazzeno costumi e viene ricordata dai più anziani aiutanti di baracca e spettatori di Sarina come la “cassiera” ufficiale della Compagnia. La Famiglia Sarina abitualmente durante gli spettacoli era solita intrattenere il pubblico con musiche suonate dal vivo dagli stessi componenti la Famiglia, così anche Adele entra a far parte della piccola orchestra suonando il banjo (Antonio bravissimo al flauto, Peppino la fisarmonica, Andreino il violino e Teresa la chitarra).
I burattini
L’atelier occupa due sale espositive messe a disposizione dal comune di Tortona. A tutt’oggi presenta burattini, animali, spiriti infernali, scenari e cartelli dipinti da Peppino e Andreino Sarina.
La prima sala è dedicata alle maschere della commedia dell’arte, alle principali maschere del teatro di Sarina, Pampalughino e Tascone e ai burattini interpreti delle opere dei Reali, Paladini di Francia, di Federico Barbarossa, Lando Fortebraccio e Umberto Biancamano. L’esposizione è accompagnata da scenari e cartelli.
Nella seconda sala sono esposti gli “spiriti infernali”.
Nelle due sale sono altresì esposti i cartelli pubblicitari dei “trattenimenti con i burattini” della Famiglia Sarina, che venivano esposti giornalmente al di fuori dei luoghi di rappresentazione.
Dipinti da Antonio e Peppino e raffiguranti la scena “clou” della serata annunciata, essi sono indice di una varietà e ricchezza di produzione pittorica difficilmente riscontrabile negli altri burattinai.
I cartelli di Sarina mostrano inoltre notevoli affinità, quanto ai modelli d’ispirazione e alla tecnica esecutiva, con quelli dell’Opera catanese, a dimostrazione della individuata linea di contiguità tra teatro dei pupi catanese e teatro dei burattini lodigiano.